Chi appoggia il governo Draghi sta attirando gli italiani in una trappola per topi. Ecco le prove.

Chi appoggia il governo Draghi sta attirando gli italiani in una trappola per topi. Ecco le prove.

In questo articolo vi dimostro come stanno attirando gli italiani in quella trappola per topi chiamata governo tecnico usando le future elezioni al posto del pezzo di formaggio. Mario Draghi ha accettato con riserva l’incarico ricevuto da Sergio Mattarella. Ora spetta alle forze politiche in Parlamento votare la fiducia al nuovo governo. A questo proposito leggo commenti provenienti dai partiti, anche di quella che dovrebbe essere considerata l’aria sovranista che parlano delle urne come via maestra. “La parola dovrebbe passare agli italiani” però a certe condizioni e per un periodo limitato di tempo, si potrebbe pensare di dare l’assenso al governo Draghi.

Allora chiariamo subito una cosa. Il precedente governo tecnico è stato quello di Mario Monti anche lui uomo Goldman Sachs come Draghi. Prendiamo per ipotesi, che anche in passato, avessimo imposto a Monti una finestra temporale per governare molto breve, in attesa di rimandare al voto gli italiani.

Mario Monti entra in carica a novembre 2011. Ad aprile 2012 (ossia 5 mesi dopo) viene modificata la Costituzione per inserire il pareggio di bilancio. Non si era mai visto, nella storia della Repubblica italiana, una legge costituzionale approvata in tempi così brevi, se si pensa che tra una lettura e l’altra devono passare almeno 3 mesi.

Mario Monti ratifica anche il Fiscal Compact ed il MES a luglio 2012 ( dopo 8 mesi di governo). A quel punto la parentesi di quel governo tecnico poteva anche chiudersi lì. Quello che aveva firmato in pochi mesi, aveva già vincolato per sempre l’Italia all’austerity. Qualsiasi governo venuto dopo, anche se uscito da elezioni democratiche, anche se di natura sovranista, avrebbe avuto le mani legate su tutto. Sulla spesa pubblica; sull’intervento dello stato; sulle politiche di spesa, di bilancio, sulle politiche fiscali. Tutto era stato compromesso. L’Italia in 8 mesi di quel governo tecnico passava, infatti, da Repubblica democratica fondata sul lavoro ad una tecnocrazia fondata sul pareggio di bilancio. Fine della storia.

Quando entrano in campo gli uomini Goldman Sachs il parametro tempo diventa ingannevole e irrisorio. Quello che avrebbe salvato l’Italia da Monti e che oggi potrebbe salvare l’Italia da Draghi – o comunque dalla cricca a cui entrambi appartengono – non è il fattore tempo su cui si sta concentrando la politica e l’opinione pubblica per gettare fumo negli occhi, ma sulla natura limitata del mandato. Bisognava pretendere in passato e bisogna pretendere oggi  – perché sbagliare è umano, perseverare è da stupidi, non è diabolico. Diabolici sono loro – che un governo tecnico possa svolgere solo mansioni di ordinaria amministrazione per traghettare il paese verso elezioni democratiche. Non può firmare trattati internazionali, perché non ha la legittimazione popolare per farlo. Non può firmare accordi con istituti finanziari; non può sottoscrivere vincoli o trattati. Solo ordinaria amministrazione. Provate a proporre una condizione del genere e vedrete che Draghi vi darà un bel bacio in fronte per poi togliere il disturbo. Intanto se questa condizione l’avessimo pretesa con Monti, voglio vedere quale partito si sarebbe poi presentato agli elettori affermando di voler ratificare il Mes, il Fiscal Compact, il Pareggio di Bilancio.

Chi oggi invita a sostenere il governo Draghi, purché abbia un mandato a tempo, sta trascinando l’Italia in una trappola per topi. Punto. Sanno tutti bene che alle prossime elezioni vincerà il centro destra ed ora approfitteranno di questo intermezzo tecnico per blindare il paese. Per ingabbiare il paese. Fine della storia.

Oltretutto gli uomini Goldman Sachs hanno da sempre agito come fossero un Cartello.

Analizziamo i fatti. Nel 2011 due uomini provenienti della Goldman Sachs, Mario Monti e Mario Draghi, diventano rispettivamente, presidente del Consiglio del governo tecnico in Italia e Governatore della Banca Centrale Europea. Tutto avviene nell’arco di due settimane: Draghi il 1 novembre 2011 e Monti il 16 novembre 2011. Ma tra quelle due date, si inserisce quella di un’altra figura collegata a Goldman Sachs: Lucas Papademos diventa il presidente del Consiglio tecnico in Grecia l’11 novembre del 2011. Già la tempistica detta qualche sospetto sul legame tra i tre ma proviamo ad analizzare cosa avessero in comune e che ruolo abbia avuto la Goldman Sachs nell’intreccio.

Monti era arrivato al governo tecnico in Italia a causa della crisi dello spread indotta dalle grandi banche tra cui proprio la Goldman Sachs.

La stessa Goldman Sachs che aveva contribuito a truccare i conti della Grecia per permetterle di entrare nella gabbia dell’euro, insieme all’allora Governatore della Banca di Grecia che era proprio Lucas Papademos ed utilizzando dei derivati che chiamano in causa proprio Mario Draghi, membro tra l’altro di quel potentissimo e ristretto gruppo denominato Gruppo dei 30 responsabile di aver redatto il report “Derivati, pratiche e principi” ossia quello che può essere considerato il manuale d’istruzioni dei derivati, che si dimostreranno delle vere e proprie armi finanziarie di distruzione di massa e responsabili delle varie crisi.

denunciare pubblicamente che i conti della Grecia erano stati truccati dalla Goldman Sachs, fu l’ex primo ministro greco Giorgos Papandreou. E sapete cosa accade dopo? Papandreou fu costretto dai “mercati” alle dimissioni e fu sostituito proprio da chi quei conti aveva contribuito a truccarli, ossia Papademos, che è stato anche vicepresidente della Banca Centrale europea.

In pratica Goldman Sachs, operando sui mercati, tra crisi indotte e conti truccati aveva piazzato nella stessa settimana, tre dei suoi uomini in posti chiave in Europa.

Draghi ebbe i primi rapporti con la banca d’affari americana nel 1992 offrendole su un piatto d’argento e a prezzi di saldo, le aziende e le banche pubbliche italiane nella conferenza sulle privatizzazioni che si tenne a bordo del Panfilo Britannia, tra champagne e caviale, nonostante la sfarzosa minicrociera fosse stata organizzata soltanto dieci giorni dopo l’omicidio di Giovanni Falcone.

Oggi l’uomo Goldman Sachs prende in mano le redini del governo italiano. Volevo che anche voi conosceste questa storia.

Francesco Amodeo autore de La Matrix Europea

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