La nuova guerra fredda con armi non convenzionali e la nuova strategia della tensione. Leggere il passato per capire il presente. (Prima Puntata: Il progetto europeo)

La nuova guerra fredda con armi non convenzionali e la nuova strategia della tensione. Leggere il passato per capire il presente. (Prima Puntata: Il progetto europeo)

Se vogliamo capire quali poteri e quali organizzazioni agiscono dietro le quinte dei governi in un periodo storico come quello che stiamo vivendo oggi, quando i vecchi assetti geopolitici e le vecchie leadership mondiali vengono messe in discussione dall’emergere di nuove potenze, dobbiamo partire dal passato, ossia dall’analisi di ciò che quelle stesse organizzazioni furono in grado di realizzare per instaurare l’attuale leadership mondiale. Quella che oggi è contrastata e rischia di essere superata in un quadro geopolitico sempre meno unipolare.

In questa prima tappa del viaggio che faremo insieme nei meandri del vero potere, ci troveremo difronte a tutta una serie di menzogne, di censure, di avvenimenti completamente stravolti nei racconti ufficiali. La sensazione che proveremo sarà spesso quella di impotenza davanti all’emergere di realtà assurde ma talmente incontrovertibili da toglierci il fiato. Il mio auspicio è che man mano che andremo avanti e avanzerà il grado di consapevolezza di quello che abbiamo subito, dentro di noi emergerà la voglia di riscattare la nostra dignità.

Impotente è chi è inconsapevole. Artefice del proprio destino è chi ha appena smesso di esserlo.

Siamo negli anni della guerra fredda ( 1947/1991). Ossia negli anni della contrapposizione politica, ideologica, economica e militare tra le due principali potenze emerse vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti d’America (USA) e l’Unione Sovietica (URSS) che portò alla divisione dell’Europa – uscita in parte distrutta dalla guerra – in sfere di influenza e alla formazione di blocchi internazionali ostili: l’Occidente formato principalmente dagli Stati Uniti e dai paesi della NATO ed il blocco comunista ad oriente formato principalmente dall’Unione Sovietica e dai paesi del Patto di Varsavia.

Una divisione che trovava la sua cristallizzazione nella divisione mediante il celebre Muro di Berlino tra la Germania Ovest e la Germania Est con la “cortina di ferro” ideologica che si era venuta a creare per delimitare i due blocchi economici e sociali, dominanti e contrapposti.

Quella iniziale divisione e soprattutto il futuro cessare guerra fredda, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la caduta del Muro sono gli eventi destinati a caratterizzare tutti i principali eventi del Vecchio continente che hanno plasmato la storia dal dopoguerra fino ai giorni nostri, anche (o potrei dire soprattutto) nel nostro paese.

Nel documento di uno dei più censurati fautori dell’Unione Europea, il conte Richard Coudenhove Kalergi – tanto ammirato e preso in considerazione dagli altri padri fondatori, quanto tenuto nascosto nei racconti ufficiali sulla genesi europea – troviamo la sintesi di quello che sarebbe stato il principio ispiratore della nascita dell’Unione Europea a guida americana.

Il titolo del documento è “ Come l’European Recovery Program (ERP) può unire l’Europa”.   

Per ERP si intende il cosiddetto piano Marshall che consisteva in ingenti stanziamenti di risorse da parte degli Stati Uniti, ufficialmente per la ricostruzione dell’Europa. In realtà il documento appena citato ha un sottotitolo che non lascia spazio a dubbi sulle reali finalità di quel sostegno: “L’aiuto all’Europa è la difesa dell’America”. E le ragioni sono anche sinteticamente spiegate nel testo:

“l’Europa in rovina non può riprendersi senza l’aiuto americano ed è anche ovvio che la povertà senza speranza è destinata a condurre l’Europa attraverso la guerra civile alla dominazione russa. Un’Europa sovietica circonderebbe gli Stati Uniti fra le Azzorre e le Aleutine, mentre le repubbliche iberiche sovietiche cercherebbero di conquistare l’America latina con un’ondata di propaganda. L’idea è quindi, quella di proteggere il futuro dell’America aiutando l’Europa”.

Aiutando è un eufemismo perché questi fondi saranno vincolati alla nascita di una Unione Europea sotto il pieno controllo di Washington. Come precisato nel documento in questione, infatti:

“Non appena i governi europei saranno resi consapevoli che il grado di sostegno dato all’E.R.P. dal Congresso dipende in gran parte dal grado di unità europea, essi immediatamente inizieranno a organizzare una Federazione europea (…) “Gli obiettivi dell’E.R.P. possono essere assicurati solo se l’Europa si federa.”

Kalergi continua affermando che:

“l’Europa può riprendersi solo se assistita dall’E.R.P. e, nello stesso tempo, se trasformata in Stati Uniti d’Europa; con una politica economica, estera e di difesa comuni; con una moneta comune e stabile.”

Come vedete viene già introdotto in quegli anni il concetto di moneta unica come “conditio sine qua non”, anche se scopriremo perché, decisero di aspettare diversi anni prima di introdurla realmente.

Il documento precisa:

“Fino ad ora i governi europei si sono mantenuti in silenzio per quel che riguarda il futuro dell’Europa. Essi hanno risposto alla generosa offerta del piano Marshall con una lista di domande specifiche e vaghe promesse di cooperazione economica. L’ERP senza unione europea è inadeguato. Esso può salvare l’Europa e proteggere l’America solamente se in combinazione con una politica di Federazione europea.”

E’ doveroso rilevare che queste parole sono state pronunciate da chi come Kalergi, per primo, nel 1950 ricevette il Premio Carlo Magno , il più prestigioso tra quelli dedicati ai padri fondatori dell’Unione Europea, e solo dopo a seguire lo ricevettero anche tutti gli altri: Jean Monnet, Robert Schuman, Conrad Adenauer, Alcide De Gasperi. Mitterand e Kohl furono gli unici a ritirarlo insieme a testimonianza che l’Europa nasca sostanzialmente da un patto franco/tedesco. Ed infatti i due leader di Francia e Germania il premio lo ritireranno nel 1988 nella cittadina tedesca di Aquisgrana dove guarda caso nel 2019 i nuovi leader di quei due paesi firmeranno il Trattato di Aquisgrana che di fatto ha sancito la nascita di un superstato franco/tedesco all’interno dell’Unione Europea. Il premio è stato poi conferito a tutti i leader neoliberisti dell’Unione Europea: Carlo Azeglio Ciampi, Jean Claude Juncker, Angela Merkel, Jean Claude Trichet. Nel 2014 è stato assegnato a colui che presiedeva il Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. Nel 2015 a chi presiedeva il Parlamento Europeo, Martin Schulz. A Macron nel 2018, al Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres nel 2019 e nel 2020 a Klaus Iohannis, presidente della Romania con il merito di essere il leader del forum democratico dei tedeschi in Romania. E ormai lo abbiamo capito, se fai gli interessi della Germania, l’Unione Europea ti premia.

Per riconoscenza dopo la sua morte, è stato istituito propriopremio Kalergi , assegnato a tutti i principali leader delle istituzioni europee, nonostante egli fosse un personaggio molto controverso. Sul sito del Consiglio europeo lo definiscono:

“pioniere dell’integrazione europea che nelle sue opere ha divulgato la nozione di federazione di stati europei”.

In realtà è proprio a causa di alcune delle sue opere se il nome di Kalergi viene oggi tenuto nascosto quando si parla dei padri fondatori. Egli viene infatti accusato dai suoi detrattori di aver inneggiato, in alcune suo opere letterarie in particolare “Praktischer Idealismus” pubblicato nel 1925, all’immigrazione africana e asiatica verso l’Europa al fine di rimpiazzare le popolazioni autoctone, dato che la mescolanza razziale avrebbe generato esseri più facilmente dominabili. Questo ha fatto sì che in alcuni ambienti prendesse piede la teoria del “Piano Kalergi” che indicherebbe che le sregolate politiche migratorie dell’Unione europea siano, in realtà, funzionali alla realizzazione di questo piano mirato a favorire l’evolversi di un’unica razza meticcia euro-asiatico-africana, un «gregge multietnico senza qualità e senza coscienza».

Alcune frasi del citato testo del conte Richard Coudenhove Kalergi sono in realtà molto forti e susciterebbero scalpore se venisse confessato all’opinione pubblica che esse sono state messe nero su bianco da uno dei più premiati e apprezzati padri fondatori dell’Unione Europea. Altre gravi citazioni che gli attribuiscono si prestano invece a diverse interpretazioni, anche perché pronunciate in età giovanile, ed è il motivo per cui io non ho mai voluto prestare particolare attenzione a questo piano, soprattutto dopo aver scoperto, come vedremo analizzando la documentazione ufficiale, che la Cia gli scippò letteralmente dalle mani il progetto di Unione europea che stavano inizialmente portando avanti insieme, relegandolo ad un ruolo di secondo piano. Una cosa è certa ed ufficiale: Kalergi aveva una idea oligarchica dell’Unione Europea subordinata al dominio degli Stati Uniti. Come riportato nella sua autobiografia – e come emerso dalle sue lettere ufficiali – egli cercò i fondi per l’Unione Europea dai grandi banchieri tramite l’intermediazione del barone Louis De Rothschild e della CIA attraverso il Comitato Americano per la nascita dell’Unione Europea (ACUE).

Nell’ascesa degli USA a potenza egemone si inserisce quindi a pieno titolo la storia del Vecchio Continente. La paura di un avvicinamento dell’Europa all’Unione Sovietica mediante i partiti comunisti è stato il più grande incubo degli Stati Uniti dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1989 e vedremo come questa ossessione spinse gli americani a modificare il corso della storia del nostro paese, infiltrando le nostre istituzioni e creando delle reti di controllo capillare sul territorio fino ad intraprendere un ruolo da protagonisti nel plasmare quello che sarebbe diventato il futuro protettorato americano che va oggi sotto il nome di Unione Europea eterodiretta dal padrino Washington con la Germania che si assicurerà il ruolo di capozona sul territorio.

L’Europa era uscita parzialmente distrutta dalla seconda guerra mondiale ed era diventata l’ago della bilancia nella contrapposizione tra le due superpotenze rivali ed il decisivo oggetto di conquista per la supremazia mondiale. Gli USA dovevano ad ogni costo fare in modo che l’Europa diventasse “una piattaforma americana di pressione e di attacco sui decisivi scenari asiatici” o per usare le parole di Zbigniew Brzezinsky, il potente Consigliere per la sicurezza nazionale e fondatore della Commissione Trilaterale: “strumento di colonizzazione Usa e testa di ponte verso il continente asiatico” . Costi quel che costi.

Ovviamente questo non poteva avvenire attraverso la creazione di una Europa autonoma e forte con la quale creare “un’alleanza tra pari per riaffermare i valori della democrazia contro quelli dell’oppressione” perché gli USA sapevano che un domani l’Europa avrebbe potuto usare la propria forza commerciale e la propria autonomia anche a danno degli interessi americani, quindi meglio pensare ad una Europa che fosse inizialmente forte e con benessere popolare diffuso – onde evitare che il comunismo russo trovasse terreno fertile in un paese come l’Italia che vantava il partito comunista più forte dell’Europa occidentale – ma al tempo stesso continuare a tenerla politicamente e militarmente subalterna in modo da poterla eterodirigerla al momento opportuno. Questo è il motivo per cui il Trattato di Roma, che ufficializza la nascita della Comunità Economica Europea (CEE), firmato nel 1957 non prevedeva la cessione di sovranità monetaria da parte dei paesi aderenti, anche se abbiamo visto che era già nei piani dei padri fondatori. La moneta unica, che avrebbe in futuro causato la fine di quel benessere diffuso in Italia, utile agli Usa durante la guerra fredda, fu prevista, invece, soltanto a partire dal Trattato di Maastricht, ossia ben 35 anni dopo la nascita della comunità economica europea ma guarda caso proprio a ridosso della dissoluzione dell’Urss.

Questo vuol dire che il progetto europeo, pur prevedendo da subito cessioni di sovranità ad organizzazioni sovranazionali che dovevano essere messe nelle condizioni di dirigere dall’esterno le sorti dei Governi, non prevedeva nella sua fase iniziale l’inasprimento delle crisi economiche o il malessere dei cittadini. Anzi. I suoi fautori sapevano benissimo che impoverire i popoli europei significava spingerli tra le braccia dell’Unione Sovietica ottenendo il risultato contrario ai loro piani. Ecco perché quel primo Trattato del 1957 non prevedeva vincoli di bilancio né politiche di austerity che avrebbero in futuro contraddistinto la moneta unica. I Governi e quindi i popoli dovevano essere eterodiretti ma messi nelle condizioni di prosperare fino ad un nuovo contro-ordine. Per questo possiamo affermare che tra i politici che agirono davvero in mala fede contro il nostro paese, ci furono senza dubbio quelli che ci condussero nel Trattato di Maastricht e in quello di Lisbona.

Il vero contro-ordine arrivò, infatti, nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino. Scampato il pericolo proveniente dall’Unione Sovietica, alcuni paesi europei dovevano smettere di prosperare o avrebbero preso il largo dal loro “protettore”. In 2 anni crearono quindi le catene per i popoli europei. La crisi economica sarebbe stata il collant. La moneta unica la gabbia dove rinchiudere gli ostaggi.

Per farlo dovettero prima di tutto favorire il ricambio di tutta la classe politica italiana. Via quelli del boom economico. Via quei partiti che per anni erano stati finanziati in funzione antisovietica mantenendo gran parte delle loro sovranità. Via tutti. Bisognava fare spazio agli uomini del Cartello finanziario che per anni erano stati indottrinati nelle organizzazioni internazionali della finanza speculativa e lasciati come cellule dormienti in attesa di far “saltare in aria” le sovranità nazionali.

Il segnale di “aprire il fuoco” fu dato alla fine del 1991 dopo una lunga preparazione. Provate a confrontare il Trattato di Roma con quello di Maastricht e troverete due visioni contrapposte di Europa.

Per inquadrare nella giusta ottica quello che successe realmente in Italia in quell’arco di tempo, dobbiamo tenere ben presente che ci troviamo in un contesto in cui si inserisce un ampio programma di operazioni segrete statunitensi in Europa, soprattutto in Italia, che analizzeremo nel dettaglio nel prossimo articolo.

 

Francesco Amodeo  La Matrix Europea

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