L’Agenzia Italiana del Farmaco non conosce nulla del vaccino Covid19. E sono costretti ad ammetterlo.

L’Agenzia Italiana del Farmaco non conosce nulla del vaccino Covid19. E sono costretti ad ammetterlo.

Sono andato sul sito dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per leggere le domande e le risposte frequenti (faq) sul vaccino contro il Covid19 che hanno già iniziato ad iniettare agli italiani.

Mi sono reso conto, dalle loro stesse parole, che l’AIFA di questo vaccino non conosce praticamente nulla, né sugli effetti né sulle controindicazioni.

Leggiamo insieme cosa è riportato sul sito ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco che mi ha spinto a questa conclusione.

La prima cosa che chiariscono è che:

Gli studi sui vaccini anti COVID-19, sono iniziati nella primavera 2020″.

Sono in pratica iniziati soltanto qualche mese fa e quindi non c’è stato il tempo materiale per studiarne la reazione o le controindicazioni. Ma questo lo chiariscono anche loro nelle risposte successive. Sul sito parlano però di:

“Semplici misure che hanno portato a risparmiare anni sui tempi di approvazione”.

Questo vuol dire che: o erano dei criminali prima, quelli che perdevano tempo prezioso per approvare i vaccini, perché non adottavano quelle semplici misure. O sono criminali oggi, perché vuol dire che le misure necessarie per approvarlo non sono poi così semplici. Delle due l’una.

Domanda sul sito? “Quanto dura la protezione indotta dal vaccino?”

Non lo sanno neanche loro e infatti rispondono:

“La durata della protezione non è ancora definita”.

Se non sanno quanto dura immaginate quanto ne sappiano delle controindicazioni.

Domanda: “Le persone vaccinate posso trasmettere comunque l’infezione ad altre persone?”

Non sanno manco questo. Ed infatti rispondono che:

“è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone (…)i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.”

In pratica tutti quelli che inneggiano al vaccino così “basta mascherine” e “basta distanziamento” non hanno capito nulla. Sono degli illusi. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, parla di possibile lockdown anche con il vaccino.

Domanda: “Chi esegue la prima dose con uno dei vaccini disponibili, può fare la seconda con un altro vaccino?”

Ovviamente non lo sanno.

Risposta: “Non ci sono ancora dati sulla intercambiabilità tra diversi vaccini”.

Domanda: “Quali reazioni avverse sono state osservate?”

Si parla nel paragrafo di quelle meno gravi ma nella risposta l’occhio non può cadere che sulla frase:

“la paralisi facciale periferica acuta si è verificata raramente.”

Bene direte voi. Si verifica raramente. Quindi qual è la percentuale di rischio? La risposta è agghiacciante:

“1 persona su 1000”.

Una persona su mille? ma davvero dicono? Nel mio quartiere a Napoli ci sono 100,000 abitanti. Vuol dire praticamente, che dopo che si saranno vaccinati tutti, ne vedrò girare almeno 100 con una paralisi facciale acuta? Ma stiamo scherzando?

Per conoscere il resto delle controindicazioni dobbiamo attendere, infatti scrivono che:

“Tutti i Paesi che avviano la somministrazione del vaccino estesa a tutta la popolazione raccoglieranno e valuteranno ogni segnalazione pervenuta al sistema di vigilanza del farmaco delle reazioni averse al vaccino, così da poter definire con sempre maggior precisione il tipo di profilo di rischio legato alla vaccinazione.”

Quindi non chiedetegli più nulla adesso, è evidente che devono ancora definire i profili di rischio.

Domanda: “Le donne in gravidanza o che stanno allattando possono vaccinarsi?”

E che ne possono sapere loro.

Risposta: “I dati sull’uso del vaccino durante la gravidanza sono tuttora molto limitati.”

Quindi meglio non farlo ovviamente?

Ed è qui che arriva il colpo di genio dell’AIFA:

Risposta: “l’uso del vaccino durante la gravidanza e l’allattamento dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi”.

Quindi gli scienziati di tutto il mondo non hanno ancora una risposta a questa domanda ma vedrai che un semplice operatore sanitario del tuo quartiere ti dirà cosa fare.

Andiamo avanti.

Domanda: “Le persone con una documentata immunodeficienza o con malattie autoimmuni possono vaccinarsi?”

E basta con queste domande difficili. Hanno già spiegato che ne sanno veramente poco. Perché metterli in difficoltà.

Risposta: “Non sono ancora disponibili dati sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino COVID-19 nelle persone con malattie autoimmuni.”

E quindi cosa consigliano di fare?

Risposta: Possono ricevere il vaccino.

Ma si abbondiamo. Se non altro faranno da cavie anche loro per aiutare a trovare quelle risposte che oggi non ci sono.

Poi si arriva alla fatidica domanda:

Abbiamo capito che questo vaccino ci espone a rischi anche se ancora nessuno ha capito quali, neanche l’AIFA.

Ma almeno la vaccinazione consente di tornare alla vita di prima?”

Risposta: “essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione.”

Ma perché direte voi? La questione è sempre la stessa. Di questo vaccino non ne sanno ancora nulla, infatti sono costretti a ribadire:

“Ancora non sappiamo se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione.”

Fine di una storia triste.

Ho letto anche l’intervista al primo operatore sanitario vaccinato in Italia che ha dichiarato alla stampa:

“Sono contento di essere stato una cavia”.

Risposta che non fa una piega. Se chi si presta, lo fa con la consapevolezza di essere una cavia, al pari dei topi da laboratorio, nulla da obiettare. Io il problema me lo pongo per chi una cavia non vuole essere. O vuole determinate certezze prima di decidere cosa fare. Certezze che oggi, come avete visto, non ci sono. Sottoporsi ad un trattamento sanitario non dovrebbe mai essere obbligatorio, nella maniera più assoluta, a maggior ragione di un farmaco ancora in fase sperimentale.

Quindi la vera battaglia di civiltà che tutti dovremmo intraprendere, in tutte le sedi, non riguarda quella tra i “SI VAX” e i “NO VAX” ma riguarda la sacrosanta libertà di scelta. Nessuno può scegliere, tranne noi stessi, cosa può essere iniettato nel nostro corpo. E non basta neanche che ci dicano che non sarà obbligatorio. La non obbligatorietà deve necessariamente implicare che siano perseguibili legalmente tutti coloro che discriminano i non vaccinati. Altrimenti a  che serve non renderlo obbligatorio se poi l’azienda per cui lavori ti può creare problemi e rimanere impunita, o se addirittura cominciano a comparire, come è già accaduto, delle indegne pubblicità di compagnie aeree come Ryanair che scrivono:

Siamo pronti per le promozioni d’estate 2021. Una punturina e prendi il volo.”

Una punturina e si parte? Ma si sono bevuti il cervello loro e chi ancora gli permette di atterrare sul suolo italiano dopo un ricatto del genere. Questo è proprio quello che non deve accadere. Ma è esattamente quello a cui aspirano. Non rendere il vaccino ufficialmente obbligatorio ma renderlo inevitabile per tutti.

 

Francesco Amodeo autore del libro 31 Coincidenze sul Coronavirus e sulla nuova guerra fredda USA/Cina

 

 

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